IRENA: Le rinnovabili con batterie costano meno di gas e carbone. Il futuro è "24/7"
Il dibattito sulla transizione energetica è arrivato a un punto di svolta definitivo. Se fino a pochi anni fa l'intermittenza di sole e vento era considerata l'ostacolo principale, l'ultimo rapporto di IRENA (pubblicato a maggio 2026) ribalta completamente il tavolo: oggi, il mix tra energie rinnovabili e sistemi di accumulo (BESS) non è solo affidabile, ma è diventato più economico delle fonti fossili.
I dati del sorpasso
Il rapporto conferma che la competitività delle rinnovabili ha raggiunto livelli senza precedenti. Nel 2024, il 91% della nuova capacità rinnovabile installata su scala industriale ha prodotto elettricità a costi inferiori rispetto alla più economica delle alternative basate su combustibili fossili.
Ecco alcuni numeri chiave tratti dall'analisi globale:
- Solare PV: È mediamente il 41% più economico rispetto alle fonti fossili meno costose.
- Eolico Onshore: Costa il 53% in meno della generazione basata su gas o carbone.
- Batterie (BESS): Il costo dei sistemi di accumulo è crollato del 93% dal 2010, scendendo nel 2024 a una media di 192 USD/kWh.
La nascita del "Firm LCOE"
Il rapporto introduce un concetto fondamentale per professionisti come noi di H2W Energy: il Firm LCOE. A differenza del costo standard (LCOE), il Firm LCOE misura il costo dell'energia rinnovabile resa stabile e continua ("fissata") grazie a batterie, sovradimensionamento degli impianti e configurazioni ibride.
Questo parametro dimostra che la fornitura 24/7 da fonti pulite oggi "sfida" direttamente le centrali a ciclo combinato a gas. Mentre una turbina a gas richiede anni per essere operativa, un impianto ibrido (solare + batterie) può essere completato in meno di 24 mesi, offrendo una stabilità di prezzo che i fossili, soggetti a shock geopolitici, non possono più garantire.
Perché le aziende scelgono oggi l'accumulo
Secondo IRENA, nel solo 2024, l'uso delle rinnovabili ha evitato costi globali legati ai combustibili fossili per circa 467 miliardi di dollari. Per un'azienda, investire oggi in un sistema integrato significa: [1]
- Protezione dai mercati volatili: Eliminare la dipendenza dalle fluttuazioni del prezzo del gas.
- Resilienza Operativa: Garantire energia costante anche durante i picchi di domanda o cali di produzione naturale.
- Vantaggio Competitivo: Accedere a un'energia che, una volta installata, ha costi marginali quasi nulli per decenni.
La posizione di H2W Energy
I dati di IRENA confermano quello che sosteniamo da tempo: la tecnologia per una Svizzera e un'Europa a emissioni zero esiste ed è la più conveniente. Non è più una questione di "se" passeremo alle rinnovabili con batterie, ma di "quanto velocemente" lo faremo per non restare legati a costi fossili ormai fuori mercato.
In H2W Energy siamo pronti ad accompagnarvi in questa trasformazione, progettando sistemi che rendono l'energia pulita la vostra risorsa più sicura ed economica.

L’Idrogeno Verde: Il beneficiario diretto del crollo dei costi
Il rapporto IRENA non parla solo di elettricità, ma apre la porta a una nuova economia molecolare. La discesa del costo dell'energia "firm" (stabile e continua) è il motore principale che sta rendendo l'idrogeno verde finalmente competitivo.
- Il peso dell'energia: Circa il 70-80% del costo di produzione dell'idrogeno verde è determinato dal costo dell'elettricità utilizzata nell'elettrolizzatore. Con le rinnovabili che oggi costano il 40-50% in meno dei fossili, produrre idrogeno non è più un costo proibitivo.
- Massimizzare l'elettrolizzatore: Grazie alle batterie (BESS), possiamo alimentare gli elettrolizzatori in modo costante, anche quando il sole non splende. Questo aumenta le ore di funzionamento dell'impianto, abbattendo drasticamente il costo dell'idrogeno per chilogrammo.
- Oltre le batterie: Se le batterie gestiscono l'accumulo a breve termine (ore), l'idrogeno prodotto con questi costi bassissimi diventa la soluzione per l'accumulo stagionale e per la decarbonizzazione dei trasporti pesanti e dell'industria calore-intensiva.
In breve: Il crollo dei costi descritto da IRENA è la "scintilla" che rende l'idrogeno il partner perfetto dell'elettrificazione.

Con le batterie superato il problema dell’intermittenza
I numeri indicati da IRENA mostrano una trasformazione ormai strutturale del settore energetico. Nelle aree con forte irraggiamento solare, i sistemi composti da fotovoltaico e storage riescono a produrre elettricità continua con costi compresi tra 54 e 82 dollari per MWh, inferiori rispetto ai 70-85 dollari per MWh del nuovo carbone in Cina e molto sotto ai costi del nuovo gas, che in molti mercati superano i 100 dollari per MWh.
I costi sono espressi in dollari 2025 per ogni kW di capacità installata e comprendono pannelli, inverter, costi di messa in opera e connessione (Fonte: IRENA)

A incidere è soprattutto il crollo del costo delle batterie: dal 2010 i prezzi dello storage sono diminuiti del 93%, mentre il costo del fotovoltaico è sceso dell’87% e quello dell’eolico onshore del 55%.
Costo in dollari per kW installato. nella colonna “Global” una media fra minimo e massimo nei principali Paesi. (Fonte: elaborazione IRENA su dati Bloomberg NEF)
Per il direttore generale di IRENA, Francesco La Camera, il tema dell’intermittenza delle rinnovabili è ormai superato: «Le energie rinnovabili sono oggi in grado di fornire energia affidabile 24 ore su 24», ha dichiarato presentando il rapporto.
L’effetto sulle reti e sulla domanda dei data center
Uno degli aspetti più interessanti del report riguarda la capacità dei sistemi ibridi di adattarsi alla nuova domanda energetica globale. IRENA sottolinea come le rinnovabili dispacciabili possano sostenere carichi continui come quelli dei data center e delle applicazioni di intelligenza artificiale, settori in forte crescita anche in Europa.
La combinazione tra solare, eolico e batterie permette infatti di sfruttare meglio le connessioni di rete, ridurre l’esposizione alla volatilità dei prezzi energetici e spostare la produzione nelle ore economicamente più favorevoli.
Per L'Europa e la Svizzera il tema è particolarmente rilevante. La crescita delle rinnovabili nel mix elettrico nazionale dovrà infatti essere accompagnata da una forte espansione degli accumuli, sia utility scale sia distribuiti, per evitare congestioni e limitazioni alla produzione.
Tempi più rapidi rispetto al gas e Nucleare
Il rapporto evidenzia anche un altro vantaggio competitivo: i tempi di realizzazione. Gli impianti rinnovabili con accumulo vengono generalmente completati entro uno o due anni dopo autorizzazioni e connessione alla rete, molto più rapidamente rispetto alle nuove centrali a gas.
Secondo le stime IRENA, entro il 2030 i costi dei sistemi ibridi potrebbero diminuire di un ulteriore 30%, con valori inferiori ai 50 dollari per MWh nei siti migliori entro il 2035.
Un esempio concreto è il progetto Al Dhafra negli Emirati Arabi Uniti, che combina fotovoltaico e batterie per fornire 1 GW di elettricità pulita a circa 70 dollari per MWh.
Non solo fotovoltaico. Anche i sistemi basati su eolico e batterie stanno diventando sempre più competitivi. Le stime IRENA per il 2025 indicano costi compresi tra 59 dollari per MWh nelle aree più favorevoli e circa 88-94 dollari per MWh in mercati come Germania, Brasile e Australia.
La tendenza più interessante riguarda però l’integrazione tra eolico e solare: grazie alla complementarità dei profili di produzione, i sistemi misti riducono il fabbisogno di accumulo e abbassano ulteriormente il costo complessivo dell’energia.
Per l’Europa il messaggio del report è chiaro: il tema non è più soltanto installare nuova potenza rinnovabile, ma costruire un sistema energetico capace di garantire continuità, flessibilità e sicurezza industriale senza dipendere dal gas importato.
A maggior ragione, la nuova realtà di mercato azzera qualunque necessità di procedere a ulteriori installazioni di capacità nucleare. A causa dei lunghissimi tempi di realizzazione, di costi decisamente più alti e della dipendenza strategica dai pochi produttori di combustibile, infatti, il ritorno al nucleare non risolverebbe nessuno dei nodi emergenti nel nuovo scenario della transizione energetica globale. Un messaggio chiarissimo ai pochi governi (Italia compresa) che ancora mettono l’atomo nel loro mix energetico futuro.






